L’e-learning 2.0 una formazione per i giovani della “net-gen”

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L’e-learning 2.0 si può configurare come una delle tipologie di formazione più adeguate per i giovani della “net-gen”, quelli cresciuti con le tecnologie digitali, i cosiddetti “nativi digitali”. A questo proposito riportiamo alcuni passaggi di un recente articolo di Serena Danna apparso su “Il Sole 24ore” del 02 gennaio 2011:

“gli studenti di nuova generazione hanno bisogno di una bussola per orientarsi. Ma la scuola non c’e. O meglio, non ce la fa: a studenti 2.0 corrispondono spesso istituti scolastici da secolo scorso.

… Come ha scritto l’ex direttore del programma Comparative media studies del Mit di Boston, Henry Jenkins, la loro cultura è ‘partecipativa’ e si fonda su ‘produzione e condivisione di creazioni digitali’ e su una ‘partnership informale’ tra insegnanti e alunni, che porta il bambino a sentirsi responsabile del progetto educativo. Il maestro non è più un trasmettitore di conoscenza ma un ‘facilitatore’, che fa da filtro tra il caos della rete e il cervello del piccolo studente. … Spiega Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e teoria e tecnica dei nuovi media all’Università Bicocca di Milano. … ‘Se per noi imparare significava leggere-studiare-ripetere, per i bambini cresciuti con i videogames vuol dire innanzitutto risolvere i problemi in maniera attiva’, … i bambini cresciuti con consolle e cellulare sono ‘abituati a vedere la risoluzione di compiti cognitivi come un problema pragmatico’.

Lynn Clark direttrice dell’Estlow International Center for Journalism and New Media dell’Università di Denver (Usa) ha condotto un progetto di ricerca su 300 famiglie americane per capire come se la cavano con i media digitali. ‘Grazie ai videogiochi, il sapere dei bambini si nutre di simboli, sfide e modelli sempre diversi di narrazione’, spiega Clark che aggiunge: ‘quando le modalità di apprendimento scolastico sono simili a quelle di un gioco ci sono maggiori chance che gli alunni apprendano volentieri e in fretta’”

E’ facile immaginare un ragazzo in età scolare, abituato al “multitasking” delle applicazioni software, effettuare più operazioni contemporaneamente: navigare in internet, scrivere sms oltre che ascoltare la musica o guardare le televisione. Questi ragazzi, che sembrano più abili a gestire la sovrabbondanza di input informativi proposti dalla nostra società, non riescono, al contrario, a mantenere la concentrazione per lungo tempo. La scuola dovrà quindi tener conto di questi fattori quali dati di partenza, sia per attuare un’azione formativa efficace, che per correggere o almeno orientare questi stili cognitivi di apprendimento.

L’e-learning 2.0, ponendo l’attenzione all’utente quale “regista” del proprio sapere, può essere strutturato come supporto per un apprendimento personalizzato, realizzando un contesto di formazione plasmato a misura di soggetto, conforme con i suoi stili cognitivi e rispettoso della sua esperienza di vita. In questo modo l’e-learning ponendosi come un possibile prolungamento o riflesso della sua esperienza quotidiana e reale, favorisce il superamento del distacco che si sta verificando sempre più marcatamente nelle nuove generazioni, tra il modo della vita ed il mondo della scuola. L’e-learning 2.0 si propone, quindi, l’obiettivo di recuperare ciò che uno studente ha già appreso o vissuto, valorizzando le modalità spontanee ed informali di imparare nelle situazioni quotidiane. Lo scopo è quello di favorire lo studente ad utilizzare le proprie esperienze che compie giornalmente, in particolare con il proprio rapporto con i media, all’interno del mondo dell’apprendimento, creando una sorta di continuazione tra i due mondi.

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