Byod (bring your own device) nella scuola digitale

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Bring your own device, in italiano significa: porta il tuo dispositivo; è una pratica nata nel mondo aziendale e che andrebbe applicata nelle scuole. Adottando un programma Byod le aziende consentono ai propri dipendenti di portare i propri dispositivi e di accedere alle risorse aziendali.

Vantaggi per le aziende: aumento della produttività e della soddisfazione del dipendente.

Criticità: rischi relativi alla privacy e alla sicurezza.

Nel mondo della scuola, consentire agli studenti di portare i propri tablet o telefoni cellulari può sopperire al problema della mancanza di dispositivi per tutti gli alunni. Le dotazioni della scuola raramente disponibili 1:1 (studente : dispositivo) saranno utilizzate da chi non possiede un proprio device. In questo modo le classi 2.0 vengono trasformate, anche in mancanza di finanziamenti sufficienti, in ambienti per la didattica integrata. Ambienti che possono essere replicati, utilizzando il BYOD, in tutte le classi dell’istituto.

Piano Nazionale Scuola Digitale #azione6

Si legge testualmente nell’#azione6 del PNSD: “ La scuola digitale, in collaborazione con le famiglie e gli enti locali, deve aprirsi al cosiddetto BYOD (Bring Your Own Device), ossia a politiche per cui l’utilizzo di dispositivi elettronici personali durante le attività didattiche sia possibile ed efficientemente integrato”.

La Direttiva del Ministro del 15 marzo 2007 (Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di “telefoni cellulari” e di altri dispositivi elettronici durante l’attività didattica), che vietava a qualsiasi livello l’utilizzo dei dispositivi personali degli alunni, viene dunque superata dal Piano Nazionale Scuola Digitale, che anticipa, di fatto, apposite linee guida che il MIUR, in collaborazione con l’AGID e il Garante per la Privacy, stanno già sviluppando per promuovere il Bring Your Own Device all’interno della scuola italiana.

Una nuova forma di didattica

Lavorare in classe con strumenti digitali vuol dire avere un approccio mindtool (mente + strumento) del tipo “not to learn from but to learn with (tradotto in: non impara da ma impara con), come sostenuto da David Jonassen. Per concretizzare efficacemente questo approccio è necessario che i docenti imparino a gestire una nuova forma di didattica. Ciò potrebbe dare una svolta all’innovazione didattica diversificando gli ambienti di apprendimento e proponendo un approccio sempre più attivo e costruttivista.

Per attuare questo modello, non si può improvvisare, occorre una precisa policy di gestione.

Analizziamo cosa occorre per attuare il Byod a scuola:

  • Una buona connettività e una navigazione protetta possibilmente con autenticazione degli utenti;
  • Disponibilità di divece con le applicazioni necessarie;
  • Uso degli ambienti cloud per poter lavorare e condividere possibilmente amministrati dall’istituto
  • Una nuova forma di collaborazione tra scuola e famiglia. Le famiglie vano coinvolte per  l’utilizzo dei dispositivi personali e le attività in digitale attraverso informative specifiche quali un patto tra famiglia, studenti e scuola (esempio);
  • un progetto didattico per l’utilizzo costruttivo dei dispositivi;
  • formazione di tutti i docenti dell’istituto.

Sitografia:

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